SAN QUIRINO



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Fatta eccezione per le originali soluzioni espressive di villa Cattaneo - sec. XVIII -, il patrimonio artistico del Comune va cercato negli edifici ecclesiatici: la chiesa di San Quirino (con dipinti di P.A. Novelli, sec. XVIII), il vicino oratorio di San Rocco (con una pala di fine '500 raffigurante Madonna col Bambino e Santi), la chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano a San Foca (con un altare lapideo tripartito di Giovanni Antonio da Meduno - 1546 - e i resti di un San Giovanni Battista ad affresco - 1500 ca. -), la chiesa di San Giacomo a Sedrano (Martirio di San Giacomo affrescato nel catino absidale da D. Corompaj, 1944-1945, e tele dei secc. XVI-XVII).

San Quirino, la terra dei Templari:
La storia dei Templari e i suoi riflessi in Friuli

Pier Carlo Begotti

Il 25 ottobre 2007, in Vaticano, è stata presentata un’opera eccezionale e preziosissima, il Processus contra Templarios, edito in soli 799 esemplari dall’Archivio Segreto Vaticano e distribuito da Scrinium (nella collana Exemplaria Praetiosa). Si tratta dell’edizione in facsimile (su pergamena), con trascrizione e traduzione, degli atti del processo ai Cavalieri del Tempio, tratti dalle sue fonti. I documenti erano già stati presentati in varie opere dalla dottoressa Barbara Frale, officiale dell’Archivio Segreto Vaticano, ma mai avevano visto la luce in forma integrale; il Processus comprende anche un volume che riassume le ultime acquisizioni non solo sulla fine dei Templari, ma anche sulla loro storia più generale. All’incontro del 25 ottobre, oltre alla medesima Frale e a diverse autorità, hanno partecipato Marco Maiorino (officiale dell'Archivio Segreto Vaticano), il medievalista Franco Cardini, lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi e Ferdinando Santoro, presidente di Scrinium.

La data non era stata scelta a caso: erano infatti trascorsi sette secoli esatti dall’inizio della tragedia dei Templari, cominciata venerdì 13 ottobre 1307. Quel giorno, nell’intero regno di Francia i funzionari regi procedettero all’arresto di tutti i cavalieri, su precisa disposizione del sovrano Filippo IV detto il Bello, così consigliato dai suoi collaboratori, primo fra tutti il Nogaret. L’ordine era stato firmato il 14 settembre, giorno della Esaltazione della Santa Croce, e conteneva un elenco inaudito di gravissime accuse contro il Tempio, che andavano dall’eresia e all’apostasia e alla sodomia, passando per altre decine di imputazioni. Si trattava per lo più di addebiti incredibili e inventati, ma con qualche fondo di verità (per esempio, alcune pratiche di iniziazione alla vita militare che i Templari tradizionalmente praticavano e che le autorità religiose e civili, ma anche alcuni cavalieri, avevano compreso in maniera distorta).

Il provvedimento di Filippo il Bello venne preso nel mezzo di un lungo e appassionato dibattito, condotto in Occidente, su quale futuro potessero avere gli Ordini militari, in special modo Templari e Gerosolimitani (o Giovanniti, Ospitalieri, Cavalieri di San Giovanni, oggi “Cavalieri di Malta”), dopo il loro rientro dal Medio Oriente a seguito della fine dei regni coloniali “cristiani”. D’altra parte, Templari e Gerosolimitani stavano dando un apporto tutto sommato marginale nella Reconquista della Penisola iberica, in cui agivano in prima fila contro “los Moros” soprattutto le congregazioni sorte localmente e sotto stretto controllo dei regnanti (quali Calatrava o Santiago); e, in altri contesti, come per esempio l’area baltica, agivano i Teutonici.

Come poi sappiamo da una abbondantissima letteratura, il re di Francia forzò i tempi della discussione e nell’ottobre 1307 pose il Papato e la Cristianità di fronte al fatto compiuto, facendo arrestare i Templari del suo dominio e ingaggiando una lotta quinquennale con la Santa Sede, durante la quale si succedettero incarceramenti, inchieste e processi in Europa e nelle isole del Mediterraneo orientale dove ancora esistevano insediamenti del Tempio; l’epilogo fu, nel 1312, il concilio di Vienne, durante il quale papa Clemente V sospese l’Ordine con la successiva assegnazione dei beni ai Gerosolimitani. Su queste vicende generali sono uscite recentemente nuove letture, anche sulla base dei documenti originali della Santa Sede, fatti conoscere – come si è detto – specialmente dalla studiosa Barbara Frale (ma si rinvia anche alla lettura dell’ultima edizione della storia dei Templari di Alain Demurger). I fatti generali sono stati più volte indagati, e qui non vogliamo nemmeno sfiorare la paccottiglia di leggende e scempiaggini che sono state scritte sui Templari, sul Graal, sulla Maddalena e così via: merita invece dare un’occhiata alle vicende friulane che hanno riguardato la storia dell’Ordine.

La presenza dei monaci-guerrieri per l’intera regione è documentata solo a San Quirino, appena a Nord di Pordenone, in un territorio pertinente ai duchi d’Austria; di altri luoghi si è favoleggiato a lungo, ma si è trattato o di insediamenti gerosolimitani (San Giovanni del Tempio di Sacile, San Tomaso di Susans, San Bartolomeo della Volta e così via) o di fondazioni monastiche e ospedaliere di altre entità (come San Michele di Porcia o Santa Maria la Bella di Gemona). L’atto più significativo che riguarda il Tempio è costituito dal rogito notarile di domenica 10 novembre 1219, relativo alla confinazione tra le pertinenze di San Quirino e quelle di Cordenons, fatto a nome del duca d’Austria e di Stiria, Leopoldo VI Babenberg. In esso si fa riferimento alla donazione del villaggio ai Templari, effettuata dal predecessore Ottocaro VI Traungau attorno al 1183-1189. È probabile che la locale magione sia ancora precedente a quella data e che la donazione di Ottocaro sia servita per sistemarla economicamente e darle una solida base fondiaria.

Nei due secoli successivi, la precettoria di San Quirino si arricchì e i suoi responsabili (precettori, priori) compaiono abbastanza spesso in documenti che riguardano il Friuli, la Marca Trevigiana e la rimanente Italia Settentrionale. Abbiamo notizie anche sull’ultimo reggente dei Templari sanquirinesi, fra Cristiano, di cui ignoriamo la provenienza e la casata, ma che dev’essere stato di origine friulana o trevigiana, poiché conosceva bene la zona. La sua presenza nella direzione della magione è testimoniata a partire dal 1302, in stretta relazione con i Templari di Treviso e di Ormelle, facendosi protagonista di acquisti per la magione di San Quirino lungo le sponde del Piave. Anch’egli subì la sorte dei confratelli. Sappiamo che nel 1310 accolse gli ecclesiastici che erano stati inviati dalla Santa Sede per l’interrogatorio e l’inventario dei possedimenti, dopo che i Templari erano stati arrestati nell’intera Cristianità.

Fra Cristiano era rinchiuso nel castello di Pordenone e venne sentito sabato 14 marzo 1310. In quell’occasione presentò un inventario dei beni e protestò energicamente per la sua situazione, fra l’altro denunciò che la sua “domus” era stata occupata “per violentiam” da parte degli uomini del duca d’Austria. Al termine del colloquio, gli inquisitori assegnarono San Quirino in custodia al priore dell’ospedale di San Michele Arcangelo di Porcia e spedirono una lettera al vescovo di Concordia, incaricandolo della supervisione degli ordini lasciati localmente. Il patrimonio da gestire, dislocato in varie parti del Friuli (soprattutto Occidentale), non era del resto indifferente, poiché consisteva in una sessantina di masi, una quarantina di prati, alcuni campi sparsi, i mulini di San Quirino e quelli di Castions. I redditi erano costituiti da somme di denaro, vino, frumento, avena, sorgo, miglio, animali da cortile, uova, prosciutti; gli uomini del villaggio erano tenuti a recarsi settimanalmente alla precettoria, per le prestazioni obbligatorie; ogni anno dovevano portare vino, legna, frumento, miglio e lavorare con i buoi le terre della magione. Era loro imposto l’uso esclusivo del mulino signorile, che era dato in affitto alla comunità previo versamento di denaro e formaggio. Altri coloni, che coltivavano le terre dalle parti di Castions, dovevano usare quel mulino, che rendeva annualmente una somma rilevante. Dopo di ciò fra Cristiano scompare dalla documentazione e di lì a qualche anno il centro monastico che aveva governato venne assegnato ai Cavalieri di San Giovanni, i Gerosolimitani o Ospitalieri, che cominciavano a essere chiamati Cavalieri di Rodi.

La storia dei Templari si intrecciò con quella friulana anche per altri episodi. Per esempio, tornando in maniera avventurosa dalla Terza Crociata, re Riccardo Cuor di Leone, travestito da Templare, naufragò in un luogo imprecisato dell’Alto Adriatico, in terra patriarcale, venendo poi catturato dagli uomini dei conti di Gorizia e consegnato a Leopoldo V d’Austria, signore anche di Pordenone; o ancora, si può dire di Guido da Fossombrone, abate camaldolese, che nel 1309 partecipò al sinodo diocesano di Ravenna, durante il quale i Templari furono assolti e che più tardi divenne vescovo di Concordia; o infine di Ottobono patriarca di Aquileia, che al concilio di Vienne presentò il dossier sui Templari, cui aveva lavorato nei periodi precedenti: ed era un dossier non certo sfavorevole ai monaci guerrieri. Infatti, come hanno messo in luce le ricerche di Barbara Frale (e in particolare sulla base della cosiddetta “pergamena di Chinon”), il papa aveva in pratica mandato assolti i Templari dalle accuse più gravi e la conclusione del concilio di Vienne non fu quella di una vera e propria soppressione dell’Ordine, ma di una sua sospensione.

Riferimenti bibliografici essenziali

Sugli Ordini monastico-cavallereschi in generale e sui Templari in particolare: A. Demurger, I cavalieri di Cristo. Gli ordini religioso-militari del Medioevo (XI-XVI secolo), Milano, Garzanti, 2004; J. Á. García de Cortázar, R. Teja (dirección), Los Monjes Soldados. Los Templarios y otras Órdenes Militares, Aguilar de Campoo, Fundación Santa María la Real. Centro de Estudios del Románico. Monasterio de Santa María la Real, 1997 (=2004); C. de Ayala Martínez, Las órdenes militares hispánicas en la Edad Media (siglos XII-XV), Madrid-Arganda del Rey, Marcial Pons-Latorre Literaria, 2003; B. Frale, Strategia di un delitto. Filippo il Bello e il cerimoniale segreto dei Templari, Firenze, Giunti, 2001; B. Frale, L’ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra d’obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia. Premessa di F. Cardini, Roma, Viella, 2001; B. Frale, Il Papato e il processo ai Templari. L’inedita assoluzione di Chinon alla luce della diplomazia pontificia, Roma, Viella, 2003; B. Frale, I Templari, Bologna, Il Mulino, 2004; A. Demurger, Les Templiers. Une chevalerie chrétienne au Moyen Âge, Paris, Seuil, 2005 (= I Templari. Un ordine cavalleresco cristiano nel medioevo, Milano, Garzanti, 2006); Á. Casanovas i Romeu, J. Rovira i Port (editors), La Orden del Temple, entre la guerra y la paz, Zaragoza, Libros Certeza, 2006; S. Cerrini, La révolution des Templiers. Une histoire perdue du XIIe siècle, préface d’A. Demurger, Paris, Perrin, 2007; e sul Friuli, in particolare: P. C. Begotti, Templari e giovanniti in Friuli. La Mason di San Quirino, San Quirino-Fiume Veneto, Comune di San Quirino-Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, 1991; B. Castellarin, Ospedali e commende del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi-di Malta a Volta di Ronchis e in Friuli, Latisana-San Michele al Tagliamento, La bassa, 1998; P. C. Begotti, La corte, i villaggi e i cavalieri. Storia del territorio sanquirinese nel Medioevo, in P. Goi (a cura di -), San Quirino. Storia del suo territorio, San Quirino, Comune di San Quirino, 2004, 97-150; P. C. Begotti, Gli insediamenti degli ordini cavallereschi in Friuli, in F. Fabbro (a cura di), La Patrie dal Friûl, Coseano, Lor.Enz. Multimedia, 2005, 109-112.