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Albanella (Foto Vaccher)







Dittero (Foto Vaccher)







Maccaone (Foto Vaccher)

Alla base della piramide alimentare dei magredi troviamo la vegetazione costituita dalle praterie aride e dagli arbusteti. Nel secondo livello sono collocati gli erbivori come la lepre, mentre ai livelli successivi troviamo i predatori come il biacco, e all’apice ci sono i superpredatori come il nibbio bruno.

Le principali specie di predatori avicoli sono:

  • Aquila reale (aquila chrysaetos) (rara da vedere)
  • Poiana (buteo buteo)
  • Nibbio (milvus migrans)
  • Gheppio (falco tinnunculus).

I magredi consistono, poi, in una sorta di ultimo rifugio per molte specie avicole quali:

  • Alaudidi (allodole)
  • Motacillidi (calandri)
  • Corriere piccolo (charadrius dubius)
  • Starna (perdix perdix)
  • Occhione (burhinus oedicnemus)

L’area dei magredi è un area di passaggio sorvolata quindi da molte specie avicole in migrazione. Tra queste ci sono:

  • Ghiandaia marina (coracias garrulus)
  • Gru (grus grus)
  • Cicogna (ciconia ciconia)
  • Cuculo dal ciuffo (clamator glandarius) (visto straordinariamente)

Scendendo verso le risorgive si può vedere a volte l’airone bianco (egretta alba).

Nei Magredi è presente anche un buon numero di mammiferi. Fra essi particolarmente numerosi sono alcuni piccoli roditori come le arvicole. Comune è la presenza della volpe (Vulpes vulpes), occasionale e molto interessante quella del tasso (Meles taxus) e del capriolo (capreolus capreolus). Occorre infine sottolineare che questi luoghi costituiscono il biotopo più caratteristico per la lepre (Lepus europaeus).

Occhione
Occhione (Foto Vaccher)

Fra gli uccelli che nei magredi nidificano a terra, i più singolari sono certamente gli occhioni. Sia le uova sia il loro piumaggio si mimetizzano perfettamente fra l’erba. Nel tempo si sono adattati alla presenza dei carri armati e la loro presenza risultava stabile fino a pochi anni fa, ma ora il pericolo viene dagli amatori del fuoristrada e dalle loro gare agonistiche (organizzate persino all’interno del S.I.C.), il cui numero appassionati cresce ogni anno. Questi si muovono liberamente a causa della mancanza di norme e vigilanza nei confronti dell’area. Un’altra causa è il passaggio delle greggi durante il periodo riproduttivo. Il risultato di tutto ciò è che, nelle ultime stagioni, gli occhioni sono stati spesso costretti a ripararsi fra i seminativi delle aree limitrofe. La vicenda degli occhioni mette bene in evidenza l’insieme delle contraddizioni presenti in un’area riconosciuta importante a livello europeo, ma priva di un reale sistema di norme in grado di governare, nell’interesse di tutti, le principali attività ed i movimenti all’interno di queste superfici così preziose per il loro valore ambientale.